La Storia del vino Umbro

L’ Umbria è un piccolo ma variegato cuore verde, terra a misura d’uomo dove ancora oggi sono vive le antiche tradizioni contadine che convivono con le sollecitazioni spirituali e culturali. Terra del misticismo francescano, l’Umbria è un museo a cielo aperto che conserva architetture medievali e mirabili affreschi rinascimentali, noti in tutto il mondo.

Fra le più suggestive e affascinanti regioni d’Italia, è da molti apprezzata per la sua ricchezza storica, culturale e artistica oltre che per i suoi incantevoli paesaggi, ricchi di verde in cui dominano incontrastati l’olivo e la vite. L’olio d’oliva e il vino sono infatti due fondamentali pilastri della cultura enogastronomica della regione che affonda le sue profonde radici nelle tradizioni contadine e rurali. La cucina dell’Umbria si basa su ingredienti semplici e modesti tuttavia genuini, gustosi e prelibati: una sicura attrattiva per gli innumerevoli turisti che ogni anno arrivano nella regione anche alla ricerca del buon bere e del buon mangiare.

L’Umbria è stata sempre considerata terra di santi, eroi e raffinati artisti che hanno dato lustro e prestigio non solo alla storia della regione ma anche a quella d’Italia.

L’Umbria è inoltre famosa nel mondo per i suoi vini: non a caso la regione è da molti considerata come la “Borgogna d’Italia”, e qui l’enologia affonda le sue radici nell’antichità dei tempi degli Etruschi, il glorioso e misterioso popolo che si stabilì nella parte occidentale della regione più di 3.000 anni fa.

Il prestigio dei vini Umbri fu molto alto durante l’epoca Etrusca e Romana e molte sono le lodi scritte da alcuni grandi e importanti autori del passato, come Plinio il Vecchio e Marziale, che ne decantarono le qualità nelle loro opere. In epoche successive la notorietà dei vini Umbri visse momenti di alterna fortuna e pregio.

Verso la fine del 1400 il vino Umbro era molto apprezzato e ricercato, in particolare quelli prodotti ad Orvieto che furono anche richiesti dal celebre pittore Perugino Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, come parte del compenso per i suoi lavori svolti nel duomo di Orvieto. Anche altri pittori Umbri, fra cui il grande Pietro Vannucci, detto il Perugino, chiesero che parte del compenso per le loro opere fosse conferito in vino buono, una consuetudine, a quanto pare, piuttosto comune fra gli artisti del passato. In epoche successive, in Umbria come in altre regioni d’Italia, il vino era prodotto in grande quantità a scapito della qualità, in quanto era una fondamentale risorsa di sostentamento per coloro che lo producevano, pertanto più se ne produceva e meglio era.

Il rilancio dell’enologia e della viticoltura in Umbria inizia all’inizio degli anni 1960 che porterà, nel 1968, al primo e grande traguardo di prestigio con il conferimento della prima DOC Umbra riconosciuta a Torgiano.

Questo importante e fondamentale successo si deve alla capacità e alla tenacità di uno dei più grandi personaggi dello scenario enologico Umbro e Italiano, Giorgio Lungarotti, i cui vini sono oggi conosciuti in tutto il mondo. Il successo di Torgiano sarà consacrato nel 1990 con il riconoscimento della prima DOCG Umbra attribuita al Torgiano Rosso Riserva. A pochi chilometri da Torgiano un altro grande personaggio dell’enologia Umbra è pronto a valorizzare il grande patrimonio della sua terra. Arnaldo Caprai inizia il suo trionfale cammino nel mondo del vino acquistando nei primi anni 1970 alcuni vigneti in Montefalco. Da subito concentra la sua attenzione nel sogno di rivalutare la locale uva rossa Sagrantino, da molti dimenticata e poco apprezzata tanto che a Montefalco sono in molti a sostituirla nei vigneti con altre varietà. Caprai è convinto nelle potenzialità dell’uva Sagrantino e coinvolge nell’azienda vinicola anche il figlio Marco, che con la sua passione e tenacia sarà fondamentale per lo sviluppo dell’affermazione e del successo del Sagrantino nel mondo.
Anche ad Orvieto, già famosa in antichità per i suoi vini bianchi, si verificheranno alcuni importanti eventi che contribuiranno notevolmente al rilancio e al prestigio dell’enologia Umbra. Saranno gli Antinori a dare vita al Castello della Sala a Ficulle, nelle vicinanze di Orvieto, a due dei più celebrati vini d’Italia degli ultimi anni e che hanno dato inizio ad un nuovo stile. Grazie all’intuizione e alla passione dell’enologo Renzo Cotarella – fratello di un altro celebrato enologo, Riccardo Cotarella, entrambi Umbri di nascita – prende vita un grande bianco, il Cervaro della Sala, prodotto in gran parte da Chardonnay e al quale viene aggiunto una piccola parte dell’uva bianca per eccellenza dell’Umbria: il Grechetto. Un vino che stupisce sin dall’inizio per l’eleganza e che apre di fatto un nuovo stile nei vini bianchi Italiani. Il successo si ripete pochi anni più tardi con il celebre Muffato della Sala, prodotto con uve attaccate dalla Botrytis Cinerea – la muffa nobile – un fenomeno che in Italia ha come maggiore e principale rappresentante la suggestiva zona di Orvieto.

La condizione enologica attuale dell’Umbria registra un notevole fermento in cui la qualità è in continua crescita e la maggioranza dei produttori della regione hanno abbandonato da alcuni anni la produzione di massa in favore di una migliore qualità.

L’Umbria è l’unica regione dell’Italia peninsulare a non essere bagnata dal mare e il territorio è prevalentemente collinare, una condizione che consente un’ottima coltivazione della vite e dell’olivo.

Lo scenario collinare è infatti una caratteristica pressoché costante in tutta la regione. Da nord a sud, da est a ovest, in Umbria è un continuo salire e scendere di colli e pendii su cui prevalgono i colori grigio-verde degli olivi e l’ordinato schieramento dei vigneti intervallati dalle innumerevoli e placide località ricche di arte, storia e tradizione.

I vini prodotti in Umbria sono sia bianchi, sia rossi – praticamente in pari misura – a cui fanno seguito i vini dolci prodotti con uve lasciate appassire su graticci, di cui i migliori rappresentanti rimangono il Vin Santo, che in Umbria vanta una lunga e consolidata tradizione, esattamente come in altre zone d’Italia, e il Sagrantino di Montefalco Passito.

In Umbria si coltivano uve sia bianche sia rosse, ed entrambe rappresentano un fattore importante dell’enologia della regione. A differenza di altre regioni in cui domina uno specifico stile di vino, in Umbria, anche per effetto della sua tradizione, la produzione è divisa, quasi equamente, fra vini bianchi e vini rossi. Fra le uve a bacca bianca è certamente il Grechetto a ricoprire il ruolo primario, un’uva autoctona dell’Umbria diffusa in tutta la regione e con la quale si producono interessanti bianchi, sia in purezza, sia miscelata ad altre uve e in particolare con lo Chardonnay. L’uva rossa la più importante è il Sagrantino, che nonostante sia quasi esclusivamente presente in Montefalco – la sua zona d’origine – i vini prodotti con quest’uva sono oggi fra i più rappresentativi di tutta l’Umbria. Fra le altre uve a bacca bianca della regione si ricordano Malvasia Bianca, Trebbiano Toscano, Verdello, Canaiolo Bianco e Procanico, mentre fra le uve a bacca rossa si ricordano Sangiovese, Ciliegiolo, Canaiolo Nero, Montepulciano, Barbera e, in particolare, il Gamay introdotto nell’area del Lago Trasimeno da oltre un secolo e con il quale si producono interessanti vini. In Umbria non mancano nemmeno le uve cosiddette “internazionali” come lo Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Bianco e Riesling, per quelle a bacca bianca, oltre a Merlot, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero e Cabernet Franc, per le uve a bacca rossa.

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Vite e olivo danno un’impronta inconfondibile ai paesaggi collinari. Nelle millenarie pratiche agricole, le tecniche di coltivazione sono sempre state sostenute dalla costante attenzione al bello per unire utilità e armonia nella disposizione dei filari o nelle alberate: e sta in questo l’incanto della campagna umbra.

I diversi modi di coltivare queste piante fruttifere hanno ciascuno un significato e un’epoca. Oggi, buona parte degli oliveti e dei vigneti sono specializzati. I moderni sistemi di coltivazione puntano sulla crescita della qualità, ottenuta anche con la selezione dei tipi tradizionali. E questo spiega come, in un territorio piccolo come l’Umbria, ben undici vini siano DOC e due DOCG, con una costante affermazione della produzione regionale sui mercati italiani e internazionali, mentre la quasi totalità dell’olio d’oliva è extra vergine e si fregia della denominazione di origine protetta “Umbria” che comprende l’intero territorio regionale.